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VALORI AZIENDALI, slogan o pratiche quotidiane?

I “valori” sono dappertutto.
Ovunque si parla di sostenibilità, ecologia, parità di genere, inclusione, trasparenza, onestà, correttezza, qualità, risparmio, equità… Sono tutte parole centrali nella comunicazione, nel marketing e nel design.
I valori rappresentano il cuore dell’identità di un brand e definiscono il suo scopo oltre il profitto.Oggi, sempre di più, sono fondamentali per costruire relazioni significative con il pubblico.

Bello!
Ma i “valori” bisogna viverli altrimenti non servono.

Spesso i “valori” proclamati da tante aziende sono più un esercizio di “maquillage” che un riflesso autentico della loro cultura e delle loro azioni. Questo fenomeno si verifica quando i valori vengono utilizzati come slogan o strumenti di marketing ma non fanno parte davvero delle pratiche aziendali.

Non è un gioco, occorre concretezza e misurabilità altrimenti si rischia la reputazione.
Oggi i consumatori, grazie ai social e agli strumenti digitali, sono sempre più attenti e pronti a farla pagare cara.

Come evitare che i valori siano solo una “coperta troppo corta”?

Coerenza
I valori devono essere integrati in tutte le decisioni aziendali, dalle politiche interne alle strategie di mercato.

Trasparenza
Comunicare non solo i successi, ma anche le sfide, i limiti e nel caso anche gli errori fatti nel lavoro quotidiano per affermarli.

Impegno a lungo termine
Mostrare una continuità negli sforzi, piuttosto che lanciare iniziative occasionali.

Autenticità
I valori devono rispecchiare davvero la cultura aziendale, non solo ciò che i consumatori vogliono sentirsi dire.

Consapevolezza
che affermare i propri valori ha un costo.

Originalità
Essere un po’ unici anche in quello che ci piace sostenere.

In definitiva, i valori possono essere una leva potente nel marketing e nella comunicazione pubblicitaria, ma solo quando sono supportati da azioni reali. Diversamente, rischiano di diventare un boomerang.

Inizia a parlare dei tuoi valori in modo chiaro.
Se vuoi possiamo scrivere insieme la Carta dei Valori della tua Azienda e magari lavorare per renderla concreta. 

NUOVO – cose mai viste

A febbraio dell’ottantadue inizia la pubblicazione di “NUOVO” la “Rivista italiana di pubblicità”.
Fu una sorta di faro per i pochissimi anni in cui vide le edicole. Una specie di ossessione che alla lunga ebbe la meglio sui miei studi da architetto.

NUOVO è parola magica che spiana la strada, resuscita, restituisce verginità perdute, amplia gli orizzonti, rende tutto interessante, bello, fresco, invitante.

NUOVO è l’aggettivo che apre ogni nuovo giorno, che cerco quando vado alla caccia di una nuova idea, di una forma nuova, di un sentiero mai fatto, di un nuovo percorso creativo, di un’invenzione mentre scrivo, di una parola nuova.

NUOVO è il mondo che invento mettendo insieme pezzi di identità ormai fragili, quando assemblo LOGO nuovi mettendo insieme pezzi di memoria, font, mestiere e colpi di culo.

NUOVO è un gioco difficile e pericoloso che terrorizza metà gente mentre l’altra metà, incosciente, non ne vede l’ora.

NUOVO ha bisogno di bussole e attrezzi, di armi affilate, di parole mai sentite, di passione e cautela, di mappe e di guide capaci di accompagnarti tra deserti e precipizi fin là dove non erano mai state neppure loro.

NUOVO vuol dire metterci la faccia, soldi, tempo e futuro.
In questo mestiere complicato di costruzione del nuovo o di qualcosa che almeno qualche volta ci assomigli è difficile trovare indicazioni, appigli, segnali.
Per questo metto qui sotto un link che qualcuno troverà nuovo e sicuramente tutti troveranno utile.

Il sito nuovoeutile.it – teorie e pratiche della creatività di Annamaria Testa
è meta fissa dei miei girovagare.
https://nuovoeutile.it/

Capita ad agosto di essere travolti…

Capita ad Agosto, magari non nell’azzurro mare di wertmulleriana memoria… ma capita.
All’autogrill tra vikinghe e bronzi di Riace, panze sudate, coca e camogli… Capita sullo scoglio, tra le dune e sotto l’aria mai ghiacciata abbastanza… capita seduto nel bosco e nella ressa infinita di un qualche monumento obbligatorio…
Capita di non pensare a niente e ti si accende una lampadina, così di botto mentre ti incocciano lo spritz per un altro evviva… Capita che un pensiero invece provi a girare e rigirare e alla fine dopo aver rotto per giorni venga fuori.
Il logo, sì dai, è perfetto, però… Perchè adesso ‘sto “però” del cazzo? Un dubbio piccolo che si tira dietro valanghe di casini. Immagine coordinata, identità, colori, vetrina, catalogo, pezzi iconici sì o no, campagna, parole chiave, sound, mood…  
Un flash e ti passano davanti un milione e mezzo di immagini… da quando eri uno sbarba fino a ieri. Cambiare è sempre stato un passo difficile ma senza, giusto o sbagliato, non saresti dove sei.
Chi ti offre la soluzione in quattro mosse, chi il metodo perfetto.
Fanculo!
Sai già tutto. È molto più facile e infinitamente più difficile.
È quasi Ferragosto… facciamo un po’ di festa.
Poi, chiamami, parliamone.

Simmetria, malattia infantile

Bello! È simmetrico!
Sei uno che non può proprio fare a meno della simmetria?
Vedi solo altarini perfetti come saint honorè? Solo comodini uguali e poltroncine gemelle?
Tranquillo, è il solito virus che ci siamo beccati tutti da piccoli.
Come il morbillo ma senza papule. Fino a quattordici anni è normale, da grandi meglio affrontare la questione, anche perché continuare ad avere gli stessi gusti di un moccioso non è il massimo.
Non è semplice, ma si guarisce. Ne so qualcosa, l’ho avuta per un sacco di anni e so quant’è difficile liberarsi da una sorta di mamma che ti tranquillizza, ti fa sembrare tutto perfetto, in equilibrio… e intanto ti rinchiude in una gabbia rigida e vecchia.
Uscirne è difficile peggio che vivere a pane, acqua e cicoria.

Ruota il tavolo che prima era perfettamente parallelo alla parete. Dagli una bella angolazione di 23, 24 gradi come fosse piovuto lì per caso. 
Metti in giro per casa sedie tutte diverse.
Spaia i calzini.
In fiera metti una fila di espositori dritta e sbilenca.
Porta un orecchino solo ma lunghissimo appeso al taschino della giacca…
Così… di asimmetria in asimmetria non ti verranno più in mente ingressi a tempietto o paragrafi di testo a epigrafe.

Finalmente guarito ti capiterà di avere nostalgia dei tempi andati in cui un asse di simmetria risolveva tutto. Nostalgia delle siepi di bosso ai lati del vialetto, delle poltroncine ai lati del caminetto… Non preoccuparti, la sindrome da simmetria è come il morbillo, non la riprendi più… tanto che in qualche rarissima occasione, dimentico del passato ti verrà da sbottare – Dai! Facciamolo simmetrico!

Hai in ballo un progetto tutto simmetrie?
Chiamami, parliamone.

Più idee meno scatole

Costi, sostenibilità, riciclo, smaltimento…
Se stai pensando al packaging del tuo nuovo prodotto o addirittura ad un cambio totale del confezionamento di tutto ciò che produci e vendi, tra le mille idee che ti frulleranno in testa ci sono di sicuro quelle che riguardano le voci risparmio, riduzione, riciclo e tutte quelle che, come queste, si rifanno al mondo dell’ecosostenibilità.
Parola d’ordine inquinare di meno,
consumare di meno, riciclare di più e, aggiungo io, non buttare via il bambino con l’acqua sporca.
Non buttare via design, stile, qualità, originalità, creatività…
Ma al contrario moltiplicare la forza dei progetti, la ricerca di forme e di materiali innovativi…
Più idee meno packaging vuol dire certamente ridurre imballi inutili ma significa anche inventare nuove funzioni, progettare oggetti che abbiano meno bisogno di scatole, scatoloni e scatoline. Cambiare produzione, inventare forme nuove, magari modulari, assemblare materiali più leggeri e più resistenti.
Usare materiali facili da riciclare, non accoppiare di tutto.
Affrontare un progetto di packaging vuol dire semplificare.

E a me questa cosa fa impazzire perchè forse finalmente riusciremo ad avere oggetti più belli, forme davvero wow che vorremo mostrare non chiudere in pacchettoni.
Le superfici di contenuti e contenitori saranno elegantissime, pulite, con grafiche parlanti.

Vestiamo i nostri prodotti di idee nuove.
Hai un progetto in ballo? Chiamami, parliamone.

le abitudini sono una fregatura

Le abitudini sono una fregatura.
L’abitudine all’uso di certi spazi strutturati ci inganna sempre.

Arredi la cucina e già pensi in moduli da 60/90.
Bancone, parete contenitore con frigo americano e forno. Puoi giocarci un po’ di qualità, di materiali, di colore. L’illuminazione chissene… le sedute e hai finito.  Il gioco cambia poco per ambienti meno strutturati come notte e relax.

Depliant A4, 32 pagine compresa la copertina.
8 quartini di noia mortale 9 volte su 10.Magari ti impunti e l’A4 diventa un’autostrada stretta e lunga… ma raramente la noia cessa.

Il packaging
deve essere funzionale e pesare poco, di settore in settore, forme, materiali e colori sono sempre quelli.

Presentazione aziendale…
dai che faccio il botto!!! PowerPoint, magari però con un’animazione o addirittura un video… solo un video, uguale a quello fatto da quell’agenzia famosa per quella multinazionale.
Però anche PowerPoint… 1920×1080.

Lo stand in Fiera quest’anno è 6×4.
Si fanno un sacco di cose con 2 metri in più. E la privacy della zona commerciale che sembra di essere in piazza? L’importante è che le vetrine restino sempre 40x40x40 e sembrino sospese… come fluttuassero nel nulla!

Il Catalogo? 
A4 va bene. L’abbiamo sempre fatto così.

Caselle allineate da cui è difficile uscire senza farsi male. A volte però meglio rischiare un capitombolo, una sbucciatura da niente e prendersi la soddisfazione di battere altre strade. 

Hai un progetto in ballo? Chiamami, parliamone.

I colori del lusso

Cos’è il lusso e quali sono i suoi colori?
Il lusso é eccellenza nella qualità, é esclusività, é sogno.
Il lusso é esagerazione o equilibrio? Eleganza rarefatta o creatività sfrenata?
É ridondanza o essenzialità?
É apertura al gusto internazionale o ricerca delle tradizioni locali?!
Non c’è un lusso soltanto, ce ne sono tanti che rispecchiano luoghi, persone e culture diverse…
Date le premesse avremo un’infinitá di colori del lusso:

L’oro, l’argento, il bronzo.
Colori metallici opachi o lucidi, da sempre simbolo di ricchezza, costosi, difficili da usare e sempre in bilico tra meraviglia e paccottiglia.

Bianco e Nero.
Essenzialità, pulizia, rigore. Archetipi del lusso che disgraziatamente si portano dietro un po’ di rogne. Troppo austeri e altezzosi, tendono ad escludere ogni altro colore e pretendono tutta la scena. Non bastasse, oltre a rappresentare il l’apice del lusso, incarnano per definizione moda e design, termini che si rapportano al lusso in una complessa relazione di amore/odio.

Il rosso.
Quello assoluto. Quello che ruba il nome ai brand che si azzardano a vestirsene. Passione, eleganza, trasgressione, arroganza.

Il viola.
Il colore dell’ambivalenza, della passione carnale e della contemplazione. Colore degli estremi, dell’esagerazione, del lusso osato. L’equilibrio perfetto tra rosso e blu che si stempera
dall’indaco al pervinca, dal lilla al fucsia… al melanzana, all’ametista, alla lavanda…

Le tinte pastello e quelle indefinibili.
Rosa, azzurro, grigio, sopra a tutti, e poi l’infinita gamma di tinte polverose… verde salvia, blu petrolio, azzurro carta da zucchero, rosa cipria, panna, burro, biscotto, terra di Siena bruciata, grigio topo e canna di fucile, paglierino, ceruleo, senape e zafferano, verde bottiglia, vinaccia…

Ogni colore può interpretare il lusso se imbrigliato in un preciso codice d’uso, se supportato da superfici materiche, carte goffrate, tessuti irregolari, legni striati, pietre porose e marmi compatti…
Ogni colore può trovar spazio in un progetto del lusso.

Hai un progetto in ballo? Chiamami, parliamone.

Cerca parole vere

Raccontare non vuol dire solo raccontare favole. Le parole disegnano le forme, sottolineano le fotografie, raccontano percorsi progettuali. La sedia sinuosa, la collana lunga, la bottiglia cicciotta, i tempi andati, i gruppi di famiglia, i progetti per il futuro… Storie di idee, di persone, di materiali, di scarabocchi e di tentativi qualche volta finiti bene e altre andati male.
Per raccontare le cose che si possono toccare e i giorni del lavoro bisogna cercare parole vere.
Non si tratta solo di scrivere o parlare in modo più o meno semplice.

Si tratta di non indorare per forza la pillola ma avere il coraggio di dire la verità, di raccontare le mani sporche e i tentativi sbagliati, i materiali rovinati, i confronti duri, la ripetizione infinita di gesti meccanici, i segni di lima sempre uguali, così per anni, fino a quando improvvisamente prendono un altro verso per errore, per noia o chissà perché e nasce qualcosa che avrà fortuna.
Raccontare segni e forme impossibili senza la consuetudine quotidiana con gli attrezzi e le macchine. Storie di sbagli, di idee nate male che han fatto dannare prima di lasciar venire fuori quello che tenevano nascosto.
Racconti di materiali troppo duri o troppo teneri, di attese lunghe mesi, di temperature troppo alte o troppo basse, di decimi di millimetro, di meccanica, di chimica e di buon senso, racconti di matite buttate dalla finestra e di improvvisi strisci neri nati impaginati… perfetti!

Bisogna cercare le parole vere, qualche volta brutte e cattive che però funzionano come macchine emozionanti ma…
Attenzione che bum!
La retorica a buon mercato ci aspetta con la didascalia del gruppo di famiglia, con il racconto dei festeggiamenti del decennale, con la presentazione del nuovo cocktail, della nuova macchina, del nuovo sito internet, del nuovo catalogo…

Hai un progetto in ballo? Vuoi parlarne?

Spazi di rappresentanza

I luoghi che rappresentano il tuo lavoro meritano un’attenzione speciale.
Non sono molto diversi dallo stand in Fiera, quando senti immediatamente la necessità di dare forza alla tua identità per differenziarti dagli altri ed emergere. 
La Facciata
Per le aziende che affacciano su di un luogo pubblico, una strada, un’autostrada, un prato, una piazza, un vicolo… e qui hanno il loro ingresso principale, si tratta di pensare a tutta quella superficie come a uno spazio pubblicitario, piccolo o grande che sia. Dal chilometro rosso della Brembo alla piccolissima bottega artigianale la necessità di apparire e di comunicare è la stessa.
Spazi, superfici, trasparenze, colori, luci, insegne e scritte devono dire chi sei come fossero la copertina del tuo catalogo, la tua pagina pubblicitaria, la home del tuo sito.
L’ingresso
Accogliere non è una funzione banale.
Qui si tocca già con mano ogni dettaglio, materiali, luci, colori, suoni e profumi sono importanti e gli arredi fanno la differenza.
La sala riunioni
Dimensioni della sala, forma del tavolo, qualità delle sedute, illuminazione devono lasciar respirare e permettere di lavorare guardandoci in faccia e lasciando uno spazio speciale allo schermo, l’affaccio bidirezionale sul mondo.
Lo show-room
Spazio multifunzionale che spesso unifica ingresso, sala riunioni, uffici commerciali, sala campioni, aree relax, zone d’attesa, bar… È il luogo delle sperimentazioni, delle luci e dei grandi schermi, dei materiali alternativi, delle sorprese e delle trasgressioni senza dimenticare mai le regole che ti sei dato scrivendo la tua identity policy.
Può essere uno spazio piccolissimo e affascinante.

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